J. M. Synge impiegò appena pochi anni per trasformare il teatro irlandese. Drammaturgo, poeta, viaggiatore e raccoglitore di racconti popolari, attinse dalle isole Aran, dai monti Wicklow e dalle campagne dell’ovest una materia letteraria di straordinaria forza. La sua Irlanda non è né una cartolina né una celebrazione patriottica priva di sfumature: è battuta dal mare, attraversata da desideri, lutti, rabbia e un umorismo talvolta feroce.
Morto nel 1909 a soli 37 anni, Synge lasciò sei grandi opere teatrali, diversi racconti di viaggio e una lingua scenica immediatamente riconoscibile. La sua opera, inizialmente contestata persino negli ambienti del nazionalismo irlandese, è oggi considerata una delle basi del teatro moderno in Irlanda.

J. M. Synge, figura di primo piano della rinascita letteraria irlandese. Restauro realizzato a partire da un antico ritratto fotografico di pubblico dominio.
Edmund John Millington Synge, più noto come J. M. Synge, nasce il 16 aprile 1871 a Rathfarnham, nella periferia meridionale di Dublino. Il suo cognome si pronuncia approssimativamente « Sing » in inglese. Cresce in una famiglia protestante anglo-irlandese relativamente agiata, nella quale diverse generazioni hanno svolto funzioni religiose o ricoperto un ruolo importante nella società irlandese.
Suo padre, l’avvocato John Hatch Synge, muore di vaiolo nel 1872, quando il bambino ha appena un anno. Cresciuto da una madre profondamente religiosa, il giovane Synge ha una salute fragile e riceve parte della sua istruzione a casa. Fin da piccolo si interessa agli uccelli, alle piante e ai rilievi della contea di Wicklow, con cui la sua famiglia intrattiene legami profondi.
Questa vicinanza alla natura non sarà mai un semplice dettaglio. In Synge, i paesaggi agiscono sugli esseri umani. Le scogliere, i sentieri inzuppati d’acqua, le brughiere e soprattutto l’oceano diventano forze drammatiche capaci di sconvolgere un’esistenza.
Prima di diventare scrittore, Synge prende seriamente in considerazione una carriera musicale. Studia pianoforte, violino, flauto, armonia e contrappunto alla Royal Irish Academy of Music. Parallelamente frequenta il Trinity College Dublin, dove si interessa in particolare all’irlandese e all’ebraico.
Laureatosi nel 1892, parte per la Germania per perfezionare la propria formazione musicale. I soggiorni a Würzburg e poi a Colonia lo convincono però di non possedere il temperamento necessario per diventare un interprete professionista. Si orienta così gradualmente verso le lingue e la letteratura.
Dal 1895 Synge trascorre diversi inverni a Parigi. Frequenta la Sorbona, legge gli autori francesi e tenta di scrivere poesie e testi in prosa. Sta ancora cercando la propria strada quando incontra William Butler Yeats nel dicembre 1896. Il poeta lo incoraggia a lasciare i salotti letterari parigini e a tornare verso l’Irlanda, i suoi abitanti e le sue tradizioni vive.
Quel consiglio diventa uno degli episodi fondativi della rinascita letteraria irlandese. Synge non troverà la propria voce nelle biblioteche di Parigi, ma su un pugno di isole calcaree esposte alle tempeste dell’Atlantico.
Synge giunge per la prima volta nelle isole Aran nel maggio 1898. Vi torna negli anni successivi e soggiorna soprattutto a Inis Meáin, l’isola centrale dell’arcipelago. All’epoca, l’irlandese rimane la lingua d’uso quotidiano e le comunità isolane vivono ancora in larga misura di pesca, allevamento e colture rese difficili dalla povertà del suolo.
Lo scrittore ascolta gli abitanti, impara le loro espressioni e annota racconti di naufragi, leggende, presagi e frammenti di conversazioni. Osserva i gesti della vita quotidiana, i riti funebri e il rapporto intimo che gli isolani intrattengono con un mare tanto generoso quanto mortale.
Synge non riproduce tuttavia in modo meccanico ciò che ascolta. Trasforma questa materia orale per creare una lingua letteraria ispirata all’inglese parlato nelle regioni gaelofone. Le costruzioni dell’irlandese, trasposte in inglese, conferiscono ai suoi dialoghi un ritmo particolare, ricco di immagini, ripetizioni e formule incisive.
I suoi soggiorni alimentano direttamente The Aran Islands, pubblicato nel 1907 con illustrazioni di Jack B. Yeats. Ispirano anche diverse sue opere teatrali, in particolare Riders to the Sea, breve tragedia in cui una madre vede l’oceano portarle via gli ultimi uomini della sua famiglia.
A Inis Meáin, una seduta naturale ricavata nella roccia è oggi nota come Synge’s Chair, la « sedia di Synge ». Arroccato sopra l’oceano, il luogo offre una vista spettacolare sulle scogliere e sull’immensità atlantica.
La tradizione racconta che lo scrittore vi si sedesse per osservare il paesaggio, riflettere e lavorare. Questa associazione è diventata inseparabile dalla sua memoria, anche se è difficile documentare con precisione la frequenza delle sue visite a questo promontorio.
Il sito riassume tuttavia perfettamente il suo metodo. Synge osserva a lungo, ascolta ancora di più, poi trasforma in teatro ciò che ha visto. Di fronte all’Atlantico, la bellezza del paesaggio non nasconde mai la vulnerabilità di chi ne dipende.
Synge scrive principalmente in inglese, ma la sua prosa e i suoi dialoghi sono profondamente segnati dalla lingua irlandese. Elabora un inglese teatrale stilizzato a partire dalle espressioni ascoltate nell’ovest del Paese. Questa lingua non è dunque una trascrizione documentaria esatta: è una creazione letteraria.
Grazie a essa, contadini, pescatori, mendicanti, artigiani e nomadi occupano il centro della scena. Synge attribuisce loro un’eloquenza poetica senza cancellarne le contraddizioni. I suoi personaggi possono essere generosi, manipolatori, sensuali, crudeli o divertenti, talvolta nel corso della stessa scena.
Questa complessità scontenta quanti desiderano allora che il teatro nazionale difenda un’immagine esemplare del popolo irlandese. Synge rifiuta di trasformare i suoi personaggi in simboli edificanti. Preferisce mostrare gli individui come il teatro può rivelarli: mutevoli, imperfetti e avidi di libertà.
All’inizio del XXe secolo, Synge si unisce al movimento teatrale animato da W. B. Yeats e Lady Gregory. Quando l’Abbey Theatre apre le sue porte a Dublino nel dicembre 1904, nel programma figurano due sue opere: In the Shadow of the Glen e Riders to the Sea.
Synge diventa uno dei direttori del teatro e partecipa attivamente al suo funzionamento. Rappresenta una voce essenziale della rinascita letteraria irlandese, ma il suo approccio rimane indipendente. Laddove alcuni si attendono una scena patriottica chiamata a restaurare la dignità nazionale, lui propone comunità rurali attraversate da menzogna, desiderio, superstizione e violenza.
Le sue prime opere suscitano già riserve. In the Shadow of the Glen mostra una donna pronta a lasciare un matrimonio senza amore. The Well of the Saints mette in scena due mendicanti ciechi che, dopo aver riacquistato la vista, scoprono una realtà meno sopportabile delle loro illusioni. Synge interroga le norme sociali senza offrire al pubblico il conforto di una morale semplice.
Il 26 gennaio 1907, l’Abbey Theatre presenta per la prima volta The Playboy of the Western World. Christy Mahon, un giovane in fuga, arriva in una locanda isolata della contea di Mayo e afferma di aver ucciso suo padre. Lungi dal condannarlo, la comunità si lascia affascinare dal suo racconto. Il timido fuggitivo diventa una sorta di eroe, fino all’inaspettato ritorno del padre creduto morto.
La commedia attacca i meccanismi della reputazione, il gusto del pubblico per le storie violente e l’incostanza delle folle. Ma una parte degli spettatori vi vede soprattutto un insulto all’Irlanda rurale. Un’allusione alla biancheria intima femminile catalizza la rabbia. Le grida coprono i dialoghi, le rappresentazioni vengono perturbate e la polizia interviene attorno al teatro.
I Playboy Riots superano rapidamente i confini di uno scandalo teatrale. L’Irlanda si trova allora nel pieno di un’affermazione culturale e politica. Per alcuni nazionalisti, mostrare contadini affascinati da un parricida equivale a riprendere le caricature a lungo usate contro il popolo irlandese. Per Synge, tuttavia, la creazione artistica non può sottomettersi all’immagine ufficiale che una nazione desidera dare di sé.
L’opera fischiata nel 1907 diventerà la sua più celebre. Continua a essere rappresentata, tradotta e adattata in tutto il mondo.
L’opera di Synge è attraversata da una tensione costante tra l’individuo e la comunità. I suoi personaggi vogliono sfuggire al matrimonio, alla povertà, all’autorità religiosa o al giudizio collettivo. La libertà che desiderano rimane fragile e si paga spesso con l’esilio o l’esclusione.
La natura occupa un posto altrettanto decisivo. In Riders to the Sea, l’oceano diventa una forza sovrana contro la quale nessuno può lottare. Maurya ha perso in mare il marito, il suocero e diversi figli. Quando il suo ultimo figlio ancora in vita si prepara a partire, ogni oggetto, ogni silenzio e ogni parola sembrano annunciare una nuova catastrofe.
In un solo atto, Synge conferisce a questa famiglia delle isole Aran la grandezza di una tragedia antica. Non cerca di abbellire la sofferenza, ma di mostrare la dignità con cui gli esseri finiscono per riconoscere ciò che non possono controllare.
Il suo teatro riserva inoltre un posto eccezionale agli emarginati. I mendicanti di The Well of the Saints o i Travellers di The Tinker’s Wedding osservano la società dai suoi confini. La loro esistenza mette in discussione le certezze delle comunità sedentarie, della Chiesa e delle istituzioni.
Synge incontra all’Abbey Theatre l’attrice Molly Allgood, che si esibisce con il nome di Máire O’Neill. Nonostante la differenza d’età e l’opposizione di una parte della famiglia dello scrittore, tra i due nasce una relazione appassionata.
Molly Allgood crea il ruolo di Pegeen Mike in The Playboy of the Western World. La corrispondenza della coppia rivela un Synge più intimo, lontano dall’immagine austera talvolta associata alla sua opera. Il loro progetto di matrimonio viene tuttavia ostacolato dalla malattia del drammaturgo.
Dopo la morte di Synge, Molly Allgood interpreta Deirdre in Deirdre of the Sorrows, ultima opera dell’autore, lasciata incompiuta e messa in scena postuma.
Synge soffre di problemi di salute per gran parte della sua vita. Un primo tumore gli viene asportato dal collo nel 1897. Nel corso di un nuovo intervento nel 1908, i medici diagnosticano il morbo di Hodgkin, un tumore del sistema linfatico.
Continua tuttavia a scrivere. Lavora in particolare a Deirdre of the Sorrows, ispirata a una delle grandi leggende della mitologia irlandese. La malattia gli impedisce di completare del tutto l’opera.
J. M. Synge muore a Dublino il 24 marzo 1909, poche settimane prima del suo trentottesimo compleanno. È sepolto nel cimitero di Mount Jerome, nel quartiere di Harold’s Cross.
La sua carriera teatrale dura meno di un decennio. Questa brevità rende ancora più sorprendente la coerenza del suo universo e l’influenza che eserciterà sulle generazioni successive.
Synge ha lasciato anche articoli, recensioni, traduzioni, taccuini e frammenti autobiografici. Una parte di questi documenti è stata pubblicata dopo la sua scomparsa a partire dai manoscritti conservati, in particolare al Trinity College Dublin.
Synge ha offerto al teatro irlandese una lingua nuova e una libertà di tono che hanno segnato durevolmente i suoi eredi. Seán O’Casey trasferisce in seguito un’energia comparabile nei quartieri popolari di Dublino. Più tardi, Samuel Beckett, Brian Friel, Tom Murphy o Martin McDonagh prolungano a modo loro questa tradizione fatta di umorismo nero, musicalità e personaggi in rottura con la propria comunità.
Le sue opere continuano a essere messe in scena in Irlanda e all’estero. L’Abbey Theatre resta strettamente legato alla sua memoria, mentre la compagnia Druid, con sede a Galway, ha contribuito a rinnovarne la messa in scena. Riunendo le sue sei opere nel ciclo DruidSynge, la compagnia ha mostrato quanto questo breve insieme formasse un universo coerente.
A oltre un secolo dalla sua scomparsa, J. M. Synge rimane una guida preziosa per comprendere l’Irlanda della rinascita letteraria. Rivela un Paese diviso tra lingua inglese e cultura gaelica, tra desiderio d’indipendenza e rifiuto di immagini troppo perfette. Sulle scogliere di Inis Meáin come sul palcoscenico dell’Abbey Theatre, la sua opera ricorda che i paesaggi più spettacolari custodiscono sempre vite umane complesse.