I primi secondi di Only Shallow danno l’impressione che le chitarre si deformino sotto i nostri occhi. Entra la batteria, una voce affiora nella nebbia, poi tutto sembra avanzare ondulando. Questa vertigine è diventata la firma dei My Bloody Valentine. Formatosi a Dublino nel 1983, il gruppo ha trasformato la chitarra elettrica in una materia in movimento, capace di essere dolce, abrasiva e avvolgente nello stesso brano. Con Isn’t Anything, Loveless e m b v, ha lasciato un’impronta considerevole sul rock indipendente, ben oltre le dimensioni della sua discografia.
I My Bloody Valentine, spesso abbreviati in MBV, nascono a Dublino attorno al chitarrista Kevin Shields e al batterista Colm Ó Cíosóig. Il cantante Dave Conway appartiene a questa prima fase. Il gruppo prende il nome da un film horror canadese uscito nel 1981: un nome d’impatto, che non deve far dimenticare il ruolo della melodia nella sua opera.
Gli inizi sono itineranti. La formazione passa da Berlino, dove registra il mini-album This Is Your Bloody Valentine, pubblicato nel 1985, per poi stabilirsi a Londra. Il suono è allora ancora lontano da quello che renderà celebre il gruppo: i primi dischi risentono maggiormente del post-punk, del rock oscuro e di un noise pop ancora in costruzione.
Questa geografia spiega il suo posto particolare nella musica irlandese. Gli MBV sono a tutti gli effetti un gruppo di origine dublinese, ma la loro formazione e il loro sviluppo collegano l’Irlanda, la Gran Bretagna e il continente europeo. La loro identità passa tanto da questi spostamenti quanto dal luogo in cui sono nati.
Kevin Shields è il principale artefice del loro universo sonoro, alla chitarra, alla voce e nel lavoro di registrazione. Colm Ó Cíosóig ne plasma i movimenti ritmici, con una batteria capace di ancorare la canzone o di accentuarne gli squilibri.
La bassista Debbie Googe entra nel gruppo nel 1985. Il suo modo di suonare conferisce alla musica dal vivo un sostegno particolarmente fisico. Nel 1987 arriva Bilinda Butcher, cantante e chitarrista. La sua voce, intrecciata a quella di Shields, diventa una componente essenziale della personalità degli MBV. Le voci non dominano sempre il missaggio: circolano all’interno della musica, come un colore in più.
Ridurre questa storia a un solo chitarrista significherebbe quindi perdere una parte di ciò che rende il gruppo singolare. La delicatezza vocale, le tensioni della batteria e la presenza del basso concorrono all’esperienza, anche quando l’orecchio è dapprima attratto dalle chitarre.
Il contratto con la Creation Records, nel 1988, accompagna una svolta decisiva. Gli EP You Made Me Realise e Feed Me With Your Kiss precedono l’album Isn’t Anything, pubblicato nello stesso anno. Si definisce una scrittura più personale: i ritornelli restano riconoscibili, ma le chitarre spostano continuamente i contorni delle canzoni.
Isn’t Anything conserva un’energia nervosa. I brani possono apparire fragili, bruschi o volutamente instabili, senza rinunciare alla loro forza melodica. Soft as Snow (But Warm Inside), Lose My Breath e You Never Should permettono di ascoltare diverse sfaccettature di questa prima grande tappa.
Per chi si avvicina al gruppo per la prima volta, questo disco offre una scoperta diversa da Loveless. Gli spigoli sono più marcati; la sensazione di un gruppo che sta suonando rimane più immediata. Non è soltanto una bozza del capolavoro successivo, ma un album dotato di una tensione propria.
Pubblicato nel 1991, Loveless porta ancora più avanti il lavoro sui timbri e sulla registrazione. Le chitarre sembrano talvolta avvicinarsi a corde sfregate, soffi o tappeti elettronici. La loro origine diventa meno evidente dell’effetto che producono sull’ascoltatore.
La forza dell’album risiede in questa doppia lettura. Si possono seguire le melodie, spesso molto accoglienti, oppure ascoltare gli attriti che le circondano. In When You Sleep, il motivo cattura subito l’orecchio. In To Here Knows When, i punti di riferimento diventano più fluttuanti. Sometimes crea un’intimità velata, mentre Soon dà all’insieme una pulsazione più danzante.
La copertina rosa e sfocata accompagna questo modo di confondere i contorni. Non offre una scena nitida; suggerisce una presenza. Spesso l’ascolto funziona allo stesso modo: una frase o uno strumento si allontana proprio quando si crede di averlo afferrato.
I racconti su Loveless insistono spesso sulla durata delle sessioni e sulle tensioni con la Creation. Questi episodi fanno parte della sua storia, ma le cifre del budget e gli aneddoti hanno talvolta occupato più spazio della musica stessa.
Per comprendere l’album, la cosa più utile resta ascoltare come gli elementi dialogano tra loro: una percussione molto nitida può attraversare un insieme indistinto; un canto quasi sussurrato può rimanere udibile in mezzo a una massa di chitarre. L’impressione di traboccamento si basa su precise scelte di collocazione, timbro e dinamica.
I My Bloody Valentine sono uno dei riferimenti principali dello shoegaze, una corrente associata a chitarre elaborate con gli effetti, voci integrate nel missaggio e un approccio immersivo al rock. Il termine rimanda allo sguardo dei musicisti rivolto verso le proprie scarpe, soprattutto quando manovrano i pedali a terra.
L’etichetta è pratica, ma non descrive tutto. Negli MBV, il rumore non serve soltanto a ricoprire la canzone: può produrre il movimento, il colore o l’emozione che altrove porterebbe una linea strumentale più riconoscibile. Il gruppo non è l’unica origine dello shoegaze; ne costituisce uno dei riferimenti più influenti.
Una parte di questo linguaggio deriva dalla tecnica soprannominata glide guitar. Shields suona le corde agendo al tempo stesso sulla leva del vibrato, in particolare sulle sue Fender Jazzmaster. L’altezza delle note varia leggermente e l’accordo sembra spostarsi anziché restare fisso.
Nelle sue interviste, spiega anche l’importanza dei riverberi invertiti, delle accordature e delle sperimentazioni sui suoni registrati. Non basta quindi accumulare pedali per ottenere questo risultato: sono determinanti il gesto della mano, la scelta delle note e il modo in cui le si fa risuonare.
Il gruppo utilizza anche loop e campionamenti. Il confine tra esecuzione strumentale e lavoro in studio diventa permeabile. Un suono di chitarra può essere registrato, trasformato e poi reintrodotto nella composizione come elemento autonomo.
Dopo Loveless, le aspettative diventano enormi. Il passaggio alla Island non porta alla pubblicazione immediata di un nuovo album. Le attività si disperdono progressivamente, mentre Shields collabora con altri artisti. Il silenzio discografico alimenta le speculazioni sul futuro del gruppo.
La reunion viene annunciata nel 2007 e i concerti riprendono nel 2008. Questo ritorno consente a un nuovo pubblico di ascoltare dal vivo brani fino ad allora conosciuti attraverso i dischi. Per scoprire un terzo album bisognerà attendere ancora.
m b v esce nel febbraio 2013, oltre vent’anni dopo Loveless. Ritrova alcune sensazioni familiari, spostando al contempo e progressivamente gli equilibri. L’apertura, She Found Now, avvolge l’ascoltatore in una dolcezza densa; altri brani introducono ripetizioni più insistenti o ritmi più agitati.
Il finale Wonder 2 rivela in modo particolare questa volontà di esplorare: l’agitazione ritmica attraversa un insieme di chitarre e voci che sembra in continuo movimento. L’album non cerca quindi soltanto di riprodurre il suono del 1991.
Nel 2021, il contratto con Domino accompagna una nuova distribuzione del catalogo e delle ristampe. Per gli annunci di dischi e concerti, consultate il sito ufficiale dei My Bloody Valentine. Una ristampa datata 2021 non va confusa con la prima pubblicazione di m b v, nel 2013.
| Anno | Album | Cosa permette di scoprire |
|---|---|---|
| 1988 | Isn’t Anything | Una scrittura nervosa, melodie spigolose e le prime grandi metamorfosi del suono del gruppo. |
| 1991 | Loveless | Un’esplorazione particolarmente compiuta delle texture, delle voci fuse e delle chitarre ondulanti. |
| 2013 | m b v | Un ritorno che prolunga questo universo e si apre a movimenti ritmici più sperimentali. |
Questi tre titoli costituiscono la discografia di album in studio messa in evidenza dal gruppo e dalla sua etichetta. Gli esordi comprendono anche il mini-album This Is Your Bloody Valentine (1985) e Ecstasy (1987), oltre a diversi singoli ed EP. Il loro formato e il loro posto nel percorso spiegano le differenze tra alcune discografie.
You Made Me Realise (1988) e Feed Me With Your Kiss (1988) illuminano la svolta della fine degli anni Ottanta. Glider (1990), che contiene Soon, e Tremolo (1991), con To Here Knows When, permettono di seguire le ricerche che circondano Loveless.
La raccolta EP’s 1988–1991, pubblicata nel 2012 e poi ristampata nel catalogo Domino con brani rari, offre un accesso pratico a questo insieme. Per risalire più indietro, Ecstasy and Wine (1989) riunisce registrazioni del periodo precedente. Queste raccolte non sono album in studio aggiuntivi.
When You Sleep è un buon primo approccio grazie alla sua melodia immediata. Proseguite con Only Shallow per l’impatto delle chitarre, poi con Sometimes per un lato più intimo. Soon mostra come questa musica possa accogliere una pulsazione danzante. Infine, To Here Knows When spinge l’ascolto verso contorni più incerti.
Ascoltate dapprima a un volume confortevole, senza cercare di distinguere ogni parola. Può essere più fruttuoso seguire una voce come si seguirebbe uno strumento. Tornate poi al brano prestando attenzione alla batteria: ciò che sembrava fluttuante possiede spesso una struttura molto costruita.
Dal vivo, gli MBV sono noti per una potenza sonora molto elevata. Alcuni passaggi di You Made Me Realise, in particolare, prolungano il brano in una massa di rumore sostenuta. Questa dimensione spiega una parte della reputazione concertistica del gruppo, ma non deve trasformarsi in una prova di resistenza per l’ascoltatore.
Se assistete a una data, prevedete protezioni acustiche adatte e scegliete la vostra posizione in base al comfort. Per organizzare un soggiorno attorno a un concerto in Irlanda, verificate l’annuncio presso il gruppo e la sala prima di prenotare il trasporto o l’alloggio. Il tour è un’occasione sporadica per ascoltarli, non un’attività permanente disponibile a Dublino.