Imelda May
La cultura

Imelda May

Musicisti irlandesi
Imelda May au Cambridge Folk Festival, le 30 juillet 2010. Photo : <a href="https://www.flickr.com/photos/ledgard/4854631312/">Bryan Ledgard</a>, via <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Imelda_May,_Cambridge_Festivals_2001-2014_(4854631312).jpg">Wikimedia Commons</a> — <a href="https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/">CC BY 2.0</a>. Recadrage et redimensionnement en 2 000 × 1 200 pixels.

Cantante, autrice e poetessa: dalle Liberties di Dublino a una carriera dai molti volti.

Un contrabbasso incisivo, una chitarra nervosa, poi una voce che conquista tutto lo spazio: molti hanno scoperto Imelda May con l’energia di Johnny Got a Boom Boom. L’immagine colpiva, tra ciuffo scolpito e look rockabilly. Ma la cantante dublinese non si è fermata a quel personaggio. Cantante, autrice, compositrice, poetessa e attrice, ha gradualmente aperto il proprio repertorio al blues, al soul, alle confessioni e ai racconti parlati. Il suo percorso racconta anche una fedeltà: quella che la lega alle Liberties, il quartiere popolare di Dublino in cui è cresciuta.

Chi è Imelda May?

Un’infanzia nelle Liberties, nel cuore di Dublino

Imelda Mary Clabby nasce il 10 luglio 1974 a Dublino. Cresce nelle Liberties, a sud del Liffey, in una famiglia operaia. Le sue origini occupano un posto importante nel suo modo di raccontarsi: il legame con le persone care, l’umorismo, le canzoni e le storie ascoltate in casa precedono la carriera professionale.

Nelle interviste descrive un ambiente in cui musica, poesia e arte non appartengono a un mondo irraggiungibile. Suo padre le fa scoprire le poesie interpretandole; le parole si trasmettono attraverso la voce, il gioco e l’emozione. Questo gusto per il racconto riemergerà molto più tardi nei suoi libri e spettacoli.

Da adolescente inizia a cantare nei club della città. Si interessa al blues, al jazz, al country e al rock’n’roll, seguendo al tempo stesso studi artistici. Il suo universo non nasce dunque attorno a un’unica tradizione: prende forma da curiosità molteplici, poi dall’apprendimento del mestiere sul palco.

Dai piccoli locali alla scena britannica

Trasferitasi poi in Gran Bretagna, Imelda May moltiplica le esperienze musicali. Lavora in particolare con Mike Sanchez e canta con i Blue Harlem, formazione legata allo swing e al rhythm and blues. Questi anni contribuiscono a formare il suo senso del fraseggio, la sua presenza scenica e la capacità di dialogare con un gruppo.

Il suo primo album, No Turning Back, esce nel 2003 con il nome di Imelda Clabby. Sarà poi ristampato con quello di Imelda May. Questo dettaglio spiega perché alcune discografie sembrano indicare più esordi: le edizioni successive non costituiscono album del tutto nuovi.

Love Tattoo: l’album della rivelazione

Il rockabilly come terreno creativo

Pubblicato nel 2008, Love Tattoo fa conoscere Imelda May a un pubblico molto più ampio. Johnny Got a Boom Boom diventa uno dei suoi brani emblematici. Il pulsare del contrabbasso, le chitarre e il canto delineano una musica che cattura subito, senza perdere la sensazione di una band in movimento.

Il rockabilly, nato dall’incontro tra rock’n’roll, country e rhythm and blues negli anni Cinquanta, le offre un linguaggio. Lo utilizza per scrivere le proprie canzoni e costruire una presenza contemporanea. Il suo interesse non si limita al costume: riguarda il ritmo, il timbro della voce e il rapporto fisico con i musicisti.

Nello stesso album, Meet You at the Moon rivela un altro registro, più tenero. Questa coesistenza è importante per comprendere ciò che seguirà: l’interprete di brani impetuosi possiede già il gusto per le ballate e le atmosfere intime.

Nuova visibilità con Jools Holland

Il sostegno di Jools Holland e le apparizioni in Later… with Jools Holland contribuiscono ad ampliare il suo pubblico. La sua disinvoltura sul palco diventa allora parte integrante del suo riconoscimento: sa dare rilievo a una frase, giocare con il tempo e trascinare il gruppo senza mettere in ombra gli strumentisti.

La sua silhouette degli esordi diventa immediatamente riconoscibile. Eppure, ridurre Imelda May a un’estetica rétro significherebbe perdere la varietà della sua scrittura. Anche in quel periodo, la voce può essere tagliente, giocosa, vulnerabile o trattenuta a seconda del brano.

Mayhem e Tribal: l’affermazione di una voce

Un’energia che supera i confini irlandesi

Con Mayhem, nel 2010, e poi Tribal, nel 2014, Imelda May consolida il proprio posto nelle scene irlandese e britannica. Il primo include in particolare Mayhem, Inside Out e Kentish Town Waltz. Propone inoltre la sua interpretazione di Tainted Love, canzone originariamente registrata da Gloria Jones e poi resa celebre in tutto il mondo dai Soft Cell.

Tribal accentua l’impatto ritmico e lo slancio rock. It’s Good to Be Alive ne offre un accesso immediato. L’album raggiunge il terzo posto della classifica britannica, secondo Official Charts, segno di un riconoscimento che va oltre la cerchia degli appassionati di rockabilly.

Per scoprire questi album, ascoltate il modo in cui articola le consonanti, ritarda un attacco o chiude una frase. L’espressività risiede spesso in questi dettagli quanto nella potenza vocale.

Jeff Beck, un incontro musicale fondamentale

La sua collaborazione con Jeff Beck è uno dei fili conduttori più significativi del suo percorso. Si esibiscono insieme, tra l’altro, ai Grammy Awards del 2010, per poi condividere altri palchi e progetti. Il dialogo tra chitarra e voce si adatta particolarmente al suo gusto per le sfumature e le tensioni.

Questo rapporto musicale prosegue fino alle sue registrazioni. Beck partecipa a Black Tears, nell’album del 2017. Il suo intervento sottolinea la dimensione emotiva del brano: la chitarra non si limita ad aggiungere un assolo, ma risponde al canto.

Life Love Flesh Blood: la svolta del 2017

Cambiare suono, lasciare più spazio alle parole

Con Life Love Flesh Blood, prodotto da T Bone Burnett e pubblicato nel 2017, Imelda May sposta nettamente il proprio baricentro. Blues, soul, ballate e sonorità più essenziali guadagnano spazio. Cambia anche l’immagine, ma la trasformazione più interessante si ascolta nella scrittura e nello spazio lasciato alla voce.

L’album porta le tracce di un periodo di trasformazione personale, dopo la separazione dal chitarrista Darrel Higham, che aveva accompagnato una parte importante del suo percorso. Affronta l’amore, la perdita, il desiderio e la ricostruzione, senza ridursi a un racconto biografico da decifrare brano per brano.

Call Me, Black Tears e Should’ve Been You permettono di cogliere questa evoluzione. La cantante non ha più bisogno di mantenere sempre la stessa intensità: può lasciare che una frase si faccia fragile o si spenga. Il contrasto conferisce all’album una profondità nuova.

Un’evoluzione coerente con i primi album

Questa svolta può sorprendere chi conosce solo i brani più veloci. Tornando a Kentish Town Waltz o Meet You at the Moon, si sente però che l’attenzione ai sentimenti e ai racconti era già presente. L’album del 2017 sviluppa una sensibilità di lunga data, anziché inventarla.

Il confronto tra le diverse fasi è uno dei modi più interessanti per scoprire Imelda May: una stessa artista cambia arrangiamenti e dinamiche, conservando al tempo stesso un gusto molto riconoscibile per le parole incarnate.

11 Past the Hour: il rock incontra la poesia

Collaborazioni al servizio di un universo più ampio

11 Past the Hour esce nel 2021. Realizzato in particolare con Tim Bran e Davide Rossi, mescola slancio rock, atmosfere cupe e una scrittura sensibile alle immagini. Il brano omonimo crea una tensione quasi cinematografica, diversa dall’attacco diretto dei primi album.

Tra gli ospiti figurano Noel Gallagher, Ronnie Wood e Miles Kane. Just One Kiss riunisce in particolare Gallagher alla voce e Wood alla chitarra. Made to Love ha un’energia più collettiva, mentre altri brani si avvicinano alla confidenza.

Questi incontri non cancellano la personalità dell’album. Gli arrangiamenti ampliano soprattutto la tavolozza di un’autrice che esplora diversi modi di far risuonare la stessa voce: in uno scambio, in un ritornello ampio o in una frase quasi parlata.

Imelda May, poetessa e attrice

Slip of the Tongue e A Lick and a Promise

Nel 2020, Slip of the Tongue mette in primo piano la parola e la poesia. Questo progetto di spoken word va distinto dai suoi album di canzoni. Permette di ascoltare diversamente il suo modo di ritmare un testo, lasciando che siano le parole a determinarne la forma.

Nel 2021 pubblica con Faber Music la sua prima raccolta, A Lick and a Promise. L’editore vi riunisce cento sue poesie, alle quali si aggiungono due testi del padre e due della figlia. L’edizione tascabile esce nel 2022: questa data non va confusa con quella della prima pubblicazione.

Il libro esplora in particolare le relazioni, il corpo, la natura e l’esperienza femminile. Contiene You Don’t Get to Be Racist and Irish, testo scritto a sostegno del movimento Black Lives Matter. Questo intervento mette in dialogo la memoria irlandese dell’emigrazione con le questioni contemporanee dell’accoglienza e della solidarietà. Il sito di Faber Music presenta la raccolta e i suoi temi.

Dal teatro al cinema, il gusto per i personaggi

Il palcoscenico assume anche una forma teatrale con Mother of All the Behans, adattato e diretto da Peter Sheridan dal libro di Brian Behan. Imelda May interpreta Kathleen Behan, madre dello scrittore Brendan Behan. Racconto, canto e memoria dublinese vi si incontrano.

Parallelamente sviluppa un’attività cinematografica, in particolare in Fisherman’s Friends: One and All e Four Letters of Love, dove recita accanto a Pierce Brosnan. Questi progetti prolungano un tratto già percepibile nei suoi concerti: sa dare presenza a una storia e modulare i registri emotivi.

La discografia di Imelda May

I sei album di canzoni da conoscere

Anno Album Per iniziare l’ascolto
2003 No Turning Back I primi passi discografici, inizialmente con il nome di Imelda Clabby.
2008 Love Tattoo Johnny Got a Boom Boom e Meet You at the Moon.
2010 Mayhem Mayhem, Inside Out e Kentish Town Waltz.
2014 Tribal It’s Good to Be Alive e il brano omonimo.
2017 Life Love Flesh Blood Call Me, Black Tears e Should’ve Been You.
2021 11 Past the Hour Just One Kiss, Made to Love e il brano omonimo.

A questa selezione si aggiunge Slip of the Tongue (2020), progetto poetico parlato. Le ristampe di No Turning Back, le edizioni arricchite e le collaborazioni non costituiscono nuovi e distinti album in studio solisti.

Tre tappe per scoprirne l’evoluzione

Iniziate con Johnny Got a Boom Boom e Mayhem per lo slancio dei primi anni. Passate poi a Kentish Town Waltz e Black Tears per ascoltare la sua arte della misura. Concludete con 11 Past the Hour e un testo di Slip of the Tongue: il passaggio dal canto alla parola rivela quanto il racconto occupi un posto centrale nel suo lavoro.

Vedere Imelda May in Irlanda

Raised on Songs & Stories: un’altra vicinanza con il pubblico

Il suo spettacolo Raised on Songs & Stories associa versioni essenziali di canzoni, poesia e aneddoti. Questo formato mette in risalto la trasmissione orale e lo scambio con la sala. Permette di ritrovare un’artista che non dipende soltanto dalla potenza di un gruppo elettrico.

Per la primavera 2027, il promotore Aiken Promotions annuncia il tour Raised on Songs & Stories: The Lock In, con concerti, tra gli altri, al Vicar Street di Dublino il 22 e 23 febbraio e il 17 marzo. Queste date offrono un progetto concreto per un soggiorno all’insegna della musica; verificate disponibilità ed eventuali modifiche prima di prenotare il viaggio.

Ritrovare Dublino dietro la voce

Esplorare Dublino e le Liberties permette di ricollocare il suo percorso in una storia urbana viva: quella delle famiglie, delle canzoni condivise e dei racconti tramandati. Il quartiere non si riduce a uno sfondo associato a una celebrità; aiuta soprattutto a comprendere l’importanza delle appartenenze locali nella creatività dublinese.

Per seguire dischi, video e annunci di concerti, consultate il sito ufficiale di Imelda May.