Diciamolo chiaramente: l’Irlanda è un paese cristiano, a maggioranza cattolica. Il paese sostiene con orgoglio questa scelta, che si riflette nella vita quotidiana degli irlandesi… fino ad alcune delle più profonde radici valoriali della società irlandese. A cominciare dalla loro festa nazionale: San Patrizio, celebrata il 17 marzo, che commemora la cristianizzazione dell’Irlanda nel V secolo da parte di San Patrizio. Un modo per coltivare il loro legame storico con la propria identità religiosa.
Se San Patrizio è noto per il suo impegno nella cristianizzazione dell’Irlanda, non ne fu però l’ideatore: già nel 431 c’erano abbastanza cristiani in Irlanda perché Roma nominasse un vescovo.
Tuttavia, il Santo, nato con il nome di Maewyn Sucat in Scozia, diede l’impulso decisivo. A 16 anni fu rapito da predoni irlandesi e durante i sei anni di prigionia si avvicinò alle questioni religiose. Riuscì infine a fuggire e divenne discepolo di San Germano di Auxerre, per poi tornare in Irlanda dopo una visione in cui gli irlandesi lo imploravano di ritornare.
La sua azione si può riassumere in due momenti:
Il primo avvenne nel 432, al suo ritorno, il 25 marzo, tradizionale inizio della primavera. Mentre il Sovrano Supremo avrebbe dovuto accendere il primo fuoco, fu San Patrizio a ravvivare per primo le fiamme.
Il re, Laoghaire, arrivò pronto a punire l’irriverente, ma fu conquistato dalle doti oratorie di Patrizio e gli permise di spiegare i suoi progetti.
Il re rifiutò di convertirsi, ma concesse a Patrizio libero accesso a tutto il territorio, un privilegio molto raro. Senza questo, Patrizio non avrebbe mai potuto diffondere il suo messaggio.
Poi restava da far comprendere il contenuto, compito arduo, soprattutto riguardo alla Trinità. San Patrizio ebbe allora l’idea di usare un’analogia con il trifoglio, che ha tre foglie ma costituisce un’unica entità. Allo stesso modo, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio. Da allora, il trifoglio è associato al Santo e, più in generale, all’Irlanda.
La cristianizzazione proseguì senza alcun martirio, un fatto eccezionale nell’Europa dell’epoca. Nel corso del secolo, i monasteri si moltiplicarono diventando importanti centri religiosi e culturali, la cui influenza si estese fino alla Gran Bretagna. Mentre l’insegnamento classico irlandese si basava sulla memorizzazione, la convivenza con l’apprendimento del latino in questi luoghi di sapere portò a uno scambio di metodi. Fu così che intorno al settimo secolo emerse una grammatica irlandese.