A questa domanda, la risposta più onesta non è né un grande sì romanzesco, né un no pronunciato con troppa sicurezza. Le fonti più vicine a San Patrizio non menzionano alcun figlio, nessuna moglie, né una discendenza chiaramente identificata. Per lo storico, questo silenzio pesa molto, poiché Patrizio è conosciuto con certezza solo attraverso due testi che gli sono attribuiti: la Confessio e la Lettera a Coroticus.
Il Patrizio storico è sorprendentemente riservato sulla sua vita intima. Nella Confessio, fornisce alcuni punti fermi: si presenta come figlio di Calpornius, diacono, e nipote di Potitus, sacerdote. Più avanti, menziona anche i suoi genitori, che lo accolgono al suo ritorno in Britannia dopo la prigionia in Irlanda.
Tuttavia, non dice nulla riguardo a una possibile moglie, né a figli o figlie. Quando la documentazione è così scarsa, l’assenza di un elemento importante come una famiglia non è una prova assoluta, ma certamente non è nemmeno un dettaglio insignificante.
La sfumatura essenziale è questa: San Patrizio parla della sua linea ascendente, non della sua discendenza. Conosce suo padre, suo nonno, il suo ambiente sociale, e lascia intravedere un profondo attaccamento alla famiglia d’origine. Ma nei suoi scritti non lascia alcun indizio biografico solido che permetta di affermare che abbia avuto dei figli.
Un passaggio può confondere un lettore frettoloso: Patrizio parla dei «figli» che ha battezzato per il Signore. Il contesto mostra chiaramente che si riferisce ai suoi convertiti, ai battezzati, quindi a figli spirituali in senso pastorale, non a una prole biologica.
Bisogna evitare l’anacronismo. Il fatto che San Patrizio sia diventato vescovo non basta, da solo, a escludere la possibilità di matrimonio nel cristianesimo del V secolo.
Inoltre, gli studiosi ricordano che la menzione di suo padre diacono e di suo nonno sacerdote presuppone un’ascendenza di chierici sposati. Il tema richiede quindi una certa finezza: non si può dire «impossibile» solo perché si tratta di un santo o di un vescovo.
Tuttavia, San Patrizio scrive anche di aver scelto la castità religiosa «fino alla fine della sua vita», e valorizza nella sua opera i monaci, le vergini consacrate e una forma di ascesi cristiana. Per questo motivo, diversi specialisti ritengono ragionevole considerarlo un vescovo celibe, anche se lui stesso non redige mai una vera autobiografia coniugale.
Il problema, con San Patrizio, è che la sua leggenda ha avuto molto più successo del suo dossier storico. Gli studiosi sottolineano che la maggior parte dei racconti coloriti sul santo patrono irlandese provengono da scritti agiografici del VII secolo e successivi, quindi ben dopo la sua vita. Questi testi non funzionano come una biografia moderna: mirano a esaltare un santo, rafforzare un culto, far risplendere una figura religiosa. In altre parole, sono preziosi per comprendere la memoria di Patrizio, molto meno affidabili per stabilire dettagli privati come una moglie o dei figli.
La tradizione più curiosa appare nella Tripartite Life of Patrick, un testo compilato molto più tardi, attorno al 900 secondo una presentazione editoriale classica. Si legge una scena in cui un personaggio indica una donna anziana come una «figlia di figlia» di San Patrizio, cioè una nipote. È il tipo di passaggio che fa subito sollevare un sopracciglio.
Ma bisogna mantenere la lucidità: questo testo arriva secoli dopo i fatti, in un universo letterario saturo di meraviglia e simboli. Non può quindi essere trattato come prova storica diretta di discendenza.
Un’altra voce popolare riguarda «Sheelah», talvolta presentata nella tradizione festiva irlandese come la moglie di San Patrizio, talvolta persino come sua madre. Anche qui, siamo nel campo del folklore, delle usanze calendariali e delle reinterpretazioni culturali, non in quello delle testimonianze contemporanee del V secolo. È affascinante per la storia delle credenze popolari, ma troppo tardo e troppo mutevole per essere una prova seria sulla vita familiare di Patrizio.
Allo stato attuale delle conoscenze, non esiste alcuna prova storica affidabile che permetta di affermare che San Patrizio abbia avuto dei figli. Gli unici testi contemporanei o vicini a lui non ne parlano, mentre le allusioni in tal senso compaiono in racconti molto più tardi, appartenenti soprattutto all’agiografia o al folklore. La formula più corretta è questa: è teoricamente possibile nel contesto del V secolo, ma storicamente non attestato, e le voci note non bastano a trasformare questa possibilità in un fatto.