I Troubles in Irlanda del Nord
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I Troubles in Irlanda del Nord

Des murs à Derry - Giuseppe Milo - cc

Un periodo di 30 anni di violenze...

Si chiamano “Troubles“, un periodo oscuro di 30 anni che ha segnato per sempre l’Irlanda del Nord. Iniziato nel 1969 e conclusosi nel 1998, fu un’epoca di grandi tensioni tra nordirlandesi e inglesi, che si scontrarono attraverso terribili attentati e altri atti di violenza che causarono la morte di oltre 3.480 persone.

Storia dei Troubles in Irlanda del Nord

Contesto dei Troubles

Tutto comincia il 21 dicembre 1921, quando l’Irlanda ratifica con l’Inghilterra un Trattato che ufficializza la creazione di uno Stato Libero d’Irlanda.

Questo Stato comprende essenzialmente il Sud dell’Irlanda, mentre l’Irlanda del Nord resta separata, ancora considerata un Dominio sotto il controllo del Regno Unito.

Ben presto, le tensioni crescono in tutta l’Irlanda, con richieste che anche il Nord venga liberato dal dominio britannico. Tuttavia, la situazione geopolitica rimane invariata fino ai giorni nostri, creando un conflitto latente che esplode solo alla fine degli anni ’60.

Inizio dei Troubles

L’inizio vero e proprio dei Troubles in Irlanda del Nord si colloca alla fine degli anni ’60, quando un gruppo di cattolici decide di manifestare contro le discriminazioni anti-cattoliche allora vigenti in Irlanda del Nord. Optano per la via pacifica, organizzando marce e sit-in come forma di protesta.

Ad agosto 1968, gli eventi degenerano quando una marcia viene repressa violentemente dalla Royal Ulster Constabulary (RUC), una forza di polizia britannica composta per oltre il 90% da protestanti. Nonostante la natura pacifica della manifestazione, i cattolici nordirlandesi vengono aggrediti e picchiati, pur non essendo armati né avendo intenzioni violente.

In autunno del 1968, i cattolici intensificano gli sforzi, continuando a manifestare pacificamente per l’abolizione delle discriminazioni sociali di cui sono vittime. Ma l’Ordine Orangista e l’Ulster Volunteer Force (UVF) intensificano la repressione, attaccando sempre più violentemente i manifestanti.

Di fronte a questa situazione, le tensioni aumentano e il 1969 segna l’anno dei primi attentati in Irlanda del Nord. L’UVF è responsabile di questi attacchi iniziali, con l’intento di terrorizzare i cattolici e fermare le loro rivendicazioni.

Purtroppo, questi attentati non fermano i cattolici, che moltiplicano i tentativi di manifestazioni pacifiche. Il 12 agosto 1969, una nuova manifestazione viene brutalmente repressa dalla RUC a Londonderry, con un bilancio di 8 morti e centinaia di feriti, tutti cattolici. In risposta a questo tragico evento, i quartieri cattolici si sollevano e il 16 agosto 1969 a Belfast i protestanti reagiscono incendiando oltre 160 case cattoliche, uccidendo 8 nordirlandesi e ferendone 300.

Il Bloody Sunday scatena violenze tra cattolici e protestanti

Il Bloody Sunday

Il Bloody Sunday

Il 30 gennaio 1972 si verifica il tristemente celebre Bloody Sunday, quando l’esercito britannico apre il fuoco su una manifestazione cattolica pacifica. Con un bilancio di 14 morti e circa cento feriti, questo dramma scuote l’opinione pubblica internazionale e risveglia l’IRA, un esercito paramilitare irlandese allora inattivo.

Scoppia lo scandalo: la situazione si aggrava e la spirale di violenza continua.

In risposta, l’IRA organizza un “Bloody Friday”: 22 bombe esplodono a Belfast, causando la morte di 16 protestanti.

Ben presto, alcuni repubblicani cattolici (IRA e altri) vengono arrestati dagli inglesi e rinchiusi senza processo nella prigione di Maze, un penitenziario dove i detenuti sono maltrattati e stipati in celle chiamate H-Blocks. Tra i prigionieri, alcuni organizzano scioperi dell’igiene: rifiutano di indossare l’uniforme carceraria e vivono nudi, avvolti in una semplice coperta, in celle sporche e invase dai propri escrementi.

Gli scioperi della fame degli anni ’80

Purtroppo, la pressione dell’opinione internazionale e le azioni dei repubblicani non bastano a pacificare la situazione. Così, a partire dal 1980, si osservano nuovi tentativi per sensibilizzare il mondo sulla causa nordirlandese, con scioperi della fame organizzati nelle carceri dall’IRA.

Tutti falliscono, incluso quello di Bobby Sands, un attivista dell’IRA che decide di iniziare uno sciopero della fame fino alla morte. Divenuto simbolo della causa, muore il 5 maggio 1981 a seguito del digiuno, senza che Margaret Thatcher intervenga. Lo scandalo diventa internazionale, ma la pressione esterna non riesce a disinnescare la crisi.

Verso un processo di pace duraturo…

Negli anni ’90, Irlanda del Nord e Inghilterra raggiungono un accordo per pacificare la situazione. Il 10 aprile 1998 firmano gli Accordi del Venerdì Santo, un testo che avvia un vero processo di pace, obbligando le milizie paramilitari a deporre progressivamente le armi. È così la fine ufficiale di ciò che veniva chiamato con eufemismo “i Troubles“…

Il bilancio dei Troubles

In 30 anni, i Troubles sono stati terribilmente distruttivi. Si contano:

  • oltre 3.480 morti (civili e militari, uomini, donne e bambini)
  • 47.500 feriti
  • 19.600 prigionieri incarcerati senza processo
  • 37.000 sparatorie
  • 16.200 attentati