Gli anni ’90, segnati da un mix di ribellione, interrogativi e speranze, hanno visto emergere una miriade di successi. Tuttavia, pochi hanno lasciato un segno così profondo come “Zombie” dei Cranberries. Un ritorno su questa canzone che è diventata, senza dubbio, l’inno di una generazione… Un simbolo di un paese che ha permesso di gettare una nuova luce sulla situazione dell’epoca in Irlanda del Nord.

Dolores O’Riordan - Alterna2 - cc
L’Irlanda, terra di leggende e storie, è anche il teatro di un conflitto sanguinoso: i Troubles in Irlanda del Nord. Quando nel 1993, un attentato a Warrington toglie la vita a due bambini, uccisi dall’Esercito Repubblicano Irlandese Provvisorio in un centro commerciale, il 20 marzo 1993, Dolores O’Riordan, la carismatica cantante del gruppo, sente l’impellente bisogno di reagire e sensibilizzare il resto del mondo su ciò che sta accadendo nella sua isola.
E quale modo migliore per farlo se non attraverso la musica?
Il brano si apre con note eteree, quasi dolci, prima che la chitarra elettrica irrompa, pesante e dominante. Sonorità insolite per la band.
Questa dualità tra dolcezza e potenza riflette perfettamente la tensione tra l’innocenza delle vittime e la violenza del conflitto.
“Another head hangs lowly / Child is slowly taken”. Fin dalle prime parole, la tragedia è palpabile. Ma il ritornello, “Zombie, zombie, zombie”, va ben oltre il semplice canto: evoca quelle anime perdute, prigioniere di un conflitto che le supera, come morti viventi.

Il gruppo Cranberries
È difficile parlare di “Zombie” senza menzionare il suo videoclip, dove una Dolores dorata, con gli occhi chiusi, si erge fiera davanti a una croce celtica, mentre dei bambini giocano in un paesaggio devastato. Un’immagine potente che rafforza il messaggio pacifista del brano.
Girato nel 1995, ha suscitato grande scalpore tra gli appassionati di musica. Mostra bambini, la durezza delle strade nord-irlandesi, la presenza costante di soldati in pattuglia… per poi concludersi con una scena finale in cui Dolores O’Riordan si trasforma in un’icona che rappresenta un’allegoria del Martirio di San Sebastiano.
Immagini forti e impegnate che mostrano la gioventù nord-irlandese sacrificata. Il successo ha trovato un eco potente nel paese, ma anche a livello internazionale.