Nel cuore di Inis Mór, vicino a Corrúch, una piccola chiesa senza tetto si confonde tra la rete di muretti a secco. Il suo portale ogivale è il primo dettaglio che permette di riconoscerla. Il suo nome, Teampall an Cheathrair Álainn, indica la chiesa dei «quattro bei santi», che sulle carte dell’isola compare anche come Church of the Four Beauties. Dietro questo nome insolito si celano lastre funerarie, un pozzo e racconti tramandati sull’isola.
L’edificio visibile oggi viene generalmente datato al XV secolo. La sua porta ad arco acuto è il dettaglio più caratteristico dell’architettura gotica. In un edificio di queste dimensioni, il disegno dell’apertura si coglie a colpo d’occhio. Poi alzate lo sguardo verso il muro orientale. La finestra illuminava il lato dell’altare, la cui posizione è ancora riconoscibile tra le rovine. Osservando queste due aperture, si ritrova il senso in cui era organizzato lo spazio, dall’ingresso al santuario.
La chiesa va compresa anche nella dimensione del suo recinto. I muri della cappella sono le vestigia più evidenti, ma le lastre a terra e il vicino pozzo testimoniano gli usi e i racconti legati ai suoi dintorni. È facile passare troppo in fretta davanti a questi elementi quando si cerca soltanto un edificio da fotografare. La sosta acquista più significato se ci si prende il tempo di osservare come le pietre erette, le lastre distese e i confini dei campi si distribuiscano attorno alla cappella.
Le Seven Churches, a ovest di Inis Mór, mostrano diversi edifici riuniti in un unico sito religioso. A Corrúch, l’interesse risiede in una piccola chiesa e nelle tradizioni legate alle sue immediate vicinanze. Le due tappe illuminano aspetti diversi del patrimonio dell’isola. L’una permette di leggere un insieme di rovine; l’altra si scopre attraverso pochi dettagli, talvolta più facili da non notare che da vedere.
I racconti locali associano i quattro santi a lastre situate in un recinto a est della chiesa. Una targa cita Conall, Berchán, Brendan di Birr e Fursa, chiamato anche Fursey. Questa attribuzione appartiene alla tradizione. Le lastre e il nome del luogo non consentono da soli di stabilire l’identità delle persone che sarebbero state sepolte qui. I racconti attribuiscono loro anche poteri di guarigione, una credenza che fa parte della storia del sito.
Il nome inglese Church of the Four Beauties può sorprendere quando lo si legge su una carta. Traduce l’espressione irlandese che designa le quattro figure qui venerate. Le forme Teampall an Cheathrair Álainn e Teampall an Ceathrar Álainn compaiono a seconda delle fonti. Sono due modi per ritrovare la stessa chiesa di Corrúch nelle guide e sulle carte.
A sud della chiesa, la tradizione colloca Tobar an Cheathrair Álainn, il pozzo dei Quattro Santi, in un campo. È associato a racconti di guarigione. Secondo il sito turistico delle isole Aran, le storie legate al pozzo hanno ispirato The Well of the Saints di John Millington Synge. Questo legame letterario dà un ulteriore rilievo alla sosta. Il pozzo e le lastre testimoniano un modo di raccontare il paesaggio, nel quale un punto d’acqua o una pietra potevano custodire una storia conosciuta ben oltre il campo che li ospitava.
La carta di Inis Mór colloca la chiesa nella zona di Dún Eochla. I due luoghi possono essere abbinati in un’escursione da Kilronan. Il forte circolare invita a osservare le linee del rilievo e i campi che si estendono attorno ad esso. Presso la chiesa, la scala cambia. Una porta, una finestra e alcune lastre bastano a rivelare un altro uso dello stesso paesaggio di pietra.
Sul posto, il miglior punto di riferimento è l’arco della porta. Osservate poi il muro orientale, quindi i dintorni del recinto dai passaggi accessibili. Le lastre funerarie si possono osservare sul posto. Il pozzo si trova in un campo vicino e le condizioni di accesso devono essere verificate prima di avventurarsi. Per una giornata che si conclude con un traghetto da Kilronan, questa sosta e il forte costituiscono già un itinerario a sé stante.
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