Paddy Keenan ha fatto delle uilleann pipes uno strumento di libertà. Nato il 30 gennaio 1950 a Trim, nella contea di Meath, e scomparso il 9 settembre 2026 all’età di 76 anni, il musicista irlandese lascia un modo di suonare immediatamente riconoscibile: veloce, aperto, nervoso, talvolta quasi selvaggio, ma sempre profondamente radicato nella tradizione. Cofondatore dei The Bothy Band, negli anni Settanta ha contribuito a uno dei grandi rivolgimenti della musica tradizionale irlandese.

The Bothy Band
Paddy Keenan nasce a Trim, in una famiglia in cui la musica si trasmette ben prima di essere appresa sui libri. Suo padre, John Keenan Sr., originario del Westmeath, è un suonatore di uilleann pipes appartenente alla comunità dei Traveller irlandesi. Sua madre, Mary Bravender, originaria della contea di Cavan, suona la fisarmonica. Anche il nonno paterno suonava le pipes: Paddy appartiene dunque alla terza generazione di suonatori della famiglia.
I Keenan abbandonano abbastanza presto la vita itinerante e si stabiliscono a Dublino, senza recidere il legame con la propria eredità culturale. Nella casa di famiglia, i musicisti entrano, suonano, ascoltano e ripartono. Il giovane Paddy cresce fra melodie tradizionali, scambi fra strumentisti e uno stile esecutivo associato ai grandi pipers Traveller. Questa origine conterà per tutta la sua vita, tanto nella sua musica quanto nel modo in cui parlerà del proprio percorso.
Suo fratello Johnny gli insegna inizialmente a suonare il tin whistle, quando è ancora bambino. Verso i dieci anni, Paddy comincia il vero apprendistato delle uilleann pipes sotto la guida esigente del padre. Lo strumento è tutt’altro che docile: bisogna azionare il mantice con un gomito, controllare la sacca con l’altro, eseguire la melodia sul chanter e, su uno strumento completo, usare i regolatori per produrre accordi. Insomma, una piccola fabbrica musicale da governare restando seduti, con entrambe le braccia già parecchio impegnate.
Il talento di Paddy Keenan emerge rapidamente. A 14 anni si esibisce in un primo importante concerto al Gaiety Theatre di Dublino. In seguito suona con i familiari nei The Pavees, formazione il cui nome riprende un termine usato dai Traveller irlandesi per definirsi.
A 17 anni, Paddy Keenan lascia l’Irlanda per l’Inghilterra. Canta e suona la chitarra nella metropolitana di Londra, poi viaggia e si esibisce per strada in diversi Paesi europei. Questo periodo lo allontana temporaneamente dalle pipes, ma ne nutre l’orecchio. Scopre in particolare il blues, del quale conserverà il gusto per la tensione, l’improvvisazione e l’espressione diretta.
Eppure le uilleann pipes finiscono per richiamarlo. La loro forza melodica, ma anche l’attenzione che suscitano nel pubblico, gli ricordano che questo strumento resta la sua voce più personale. Tornato in Irlanda, si riunisce ai Pavees e frequenta la scena folk dublinese, allora in pieno fermento.
A metà degli anni Settanta, Paddy Keenan suona con Mícheál Ó Domhnaill, Tríona Ní Dhomhnaill, Paddy Glackin, Tony MacMahon e Matt Molloy. Dónal Lunny si unisce presto all’ensemble, provvisoriamente battezzato Seachtar, «sette persone» in irlandese. Dopo diversi cambi di musicisti, la formazione prende il nome di The Bothy Band.
Il gruppo non si limita a conservare sotto una campana di vetro le antiche melodie. Conferisce loro una nuova spinta grazie ad arrangiamenti serrati, una ritmica potente e interpreti capaci di una virtuosità spettacolare. Tra il 1975 e il 1979, The Bothy Band registra diversi album divenuti punti di riferimento e impone un’energia che influenzerà durevolmente i gruppi di musica tradizionale.
All’interno della formazione, il modo di suonare di Paddy Keenan colpisce per velocità e intensità. Laddove le uilleann pipes possono avere un suono meditativo o solenne, lui le fa balzare. Dónal Lunny lo paragonerà al «Jimi Hendrix delle pipes», formula spesso ripresa perché rende piuttosto bene l’effetto prodotto: uno strumento tradizionale spinto al limite, senza tradirlo.
Il suo stile, tuttavia, è più complesso di una semplice dimostrazione di velocità. Keenan padroneggia variazioni, controcanti e cambi di dinamica. Può imprimere a un reel uno slancio quasi elettrico, per poi prolungare una nota fino a farne sentire tutta la fragilità. Questa tensione fra impeto e sensibilità diventa la sua firma.
Paddy Keenan suona principalmente in uno stile detto «open fingering», nel quale il chanter non viene sistematicamente chiuso contro la gamba fra una nota e l’altra. Questo approccio favorisce un suono fluido, potente e ricco di ornamentazioni. Si inserisce in una tradizione associata a pipers Traveller come Johnny Doran.
Keenan ha tuttavia spiegato di aver ascoltato una registrazione di Johnny Doran soltanto verso i 19 o 20 anni. L’influenza più diretta proveniva dunque da suo padre, a sua volta depositario di questa estetica. Il suo modo di suonare racconta quindi una trasmissione familiare autentica, non l’imitazione tardiva di un modello celebre.
Nel corso della carriera, Paddy Keenan suona diversi strumenti. Per decenni utilizza in particolare un set costruito dalla famiglia Crowley, abbinato a un chanter di Leo Rowsome. Dal 2000 adotta un set realizzato dal costruttore inglese Dave Williams, concepito nello spirito del suo precedente strumento. Per Keenan, la costruzione delle pipes non è mai un dettaglio: la risposta del chanter, la pressione della sacca e l’equilibrio dei bordoni contribuiscono direttamente al suo fraseggio.

Illustrazione editoriale di Paddy Keenan con le sue uilleann pipes – Guide-Irlande.com
Parallelamente ai The Bothy Band, Paddy Keenan costruisce una discografia personale. Il suo primo album omonimo esce nel 1975. Registra poi Doublin’ con il violinista Paddy Glackin nel 1978, quindi Poirt an Phiobaire nel 1983. Ná Keen Affair, pubblicato negli anni Novanta, conferma una personalità musicale che si rifiuta di scegliere fra rispetto della tradizione e gusto dell’avventura.
Nel 2001 pubblica The Long Grazing Acre con il cantante e chitarrista Tommy O’Sullivan. Il disco mette in risalto un modo di suonare più essenziale, nel quale le pipes dialogano con la voce e la chitarra. Paddy Keenan collabora inoltre con numerosi artisti e si esibisce in Europa, Nord America, Giappone, Australia, Cuba e fino al Borneo.
A metà degli anni Duemila, Paddy Keenan attraversa il Mali con Liam Ó Maonlaí, cantante e musicista degli Hothouse Flowers. Il loro viaggio li conduce al Festival au Désert, nei pressi di Timbuctù, e dà vita al documentario Dambé: The Mali Project, diretto da Dearbhla Glynn e uscito nel 2008.
Il film mostra un musicista curioso, capace di entrare in dialogo con tradizioni molto lontane dal suo universo apparente. Gli incontri con gli artisti maliani rivelano corrispondenze inattese fra le melodie, le modalità di trasmissione e il ruolo sociale della musica. Keenan non vi recita il ruolo di rappresentante ufficiale dell’Irlanda: ascolta, risponde e lascia che siano gli strumenti a conoscersi.
Nel 2002, Paddy Keenan riceve il titolo di musicista dell’anno ai TG4 Gradam Ceoil, uno dei riconoscimenti più prestigiosi della musica tradizionale irlandese. L’Irish Music Association gli assegna poi un premio alla carriera nel 2011.
Questi riconoscimenti consacrano un artista che i suoi pari ammiravano da tempo. Il suo contributo va oltre il solo virtuosismo: ha contribuito a rendere visibili le uilleann pipes sui grandi palchi, a mostrare che una tradizione può evolvere senza perdere la propria memoria e a far risuonare l’eredità musicale dei Traveller nella storia culturale irlandese.
La morte di Paddy Keenan, nel settembre 2026, ha suscitato numerosi omaggi in Irlanda e ben oltre i suoi confini. La sua opera resta inseparabile dai The Bothy Band, ma non si esaurisce lì. Le sue registrazioni da solista, le collaborazioni e i concerti hanno trasmesso una certa idea di musica tradizionale: una materia viva, capace di accogliere il blues, l’improvvisazione e gli incontri senza diluirsi.
Per scoprire il suo modo di suonare, gli album dei The Bothy Band costituiscono una spettacolare porta d’ingresso. I suoi dischi personali permettono poi di cogliere più precisamente il suo fraseggio, l’uso delle variazioni e quel modo del tutto particolare di far respirare le pipes. Per Paddy Keenan, la tecnica non è mai stata un numero da circo. Era al servizio di una voce: fiera, indocile e profondamente umana.