Sulle banchine del Liffey, sette figure scarne avanzano in silenzio verso il porto di Dublino. Con i bagagli stretti al corpo, i volti scavati e gli abiti laceri, sembrano ancora in attesa della nave che le porterà lontano da un’Irlanda devastata dalla fame.
Ufficialmente intitolata Famine, ma più nota come Famine Memorial o Famine Sculptures, quest’opera di Rowan Gillespie è tra i monumenti più toccanti di Dublino. Non commemora soltanto le vittime della Grande Carestia irlandese: ricorda anche le centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini costretti a lasciare il proprio Paese nel tentativo di sopravvivere.

Memoriale della Grande Carestia, Dublino - PROSPER MBEMBA KOUTIHOU -Pexels
Il Famine Memorial si trova su Custom House Quay, nel quartiere dei Docklands, sulla riva nord del Liffey. Le sculture sono collocate a pochi minuti dalla Custom House, tra il centro storico e gli antichi quartieri portuali di Dublino.
Il memoriale è direttamente accessibile dalla passeggiata pubblica. Non vi sono edificio di accoglienza, ingresso né percorso obbligato. I visitatori possono muoversi tra le diverse figure e osservarle da più angolazioni.
Questa disposizione dà quasi l’impressione di unirsi al corteo. Le statue non poggiano su un monumentale piedistallo né sono isolate dietro una barriera: occupano lo stesso spazio dei passanti, sul selciato della banchina. Questa vicinanza ne rafforza notevolmente la forza evocativa.
L’insieme è composto da sette figure leggermente più grandi del vero. Uomini, donne e bambini sono raffigurati in uno stato di estrema spossatezza. Alcuni portano sacchi o pochi averi, mentre un uomo trasporta un bambino sulle spalle.
Non si tratta di ritratti di persone identificabili. Ogni figura incarna più ampiamente le vittime della fame, della malattia, della povertà e degli spostamenti forzati. Il loro cammino verso il porto richiama le partenze per la Gran Bretagna, il Nord America e altri territori della diaspora irlandese.
La superficie del bronzo è volutamente ruvida e irregolare. I corpi sono allungati, gli arti appaiono fragili e gli abiti sembrano confondersi con la carne. Rowan Gillespie utilizza questa materia tormentata per trasmettere un senso di freddo, stanchezza e vulnerabilità.
Il memoriale non cerca di raccontare una scena precisa né di spiegare tutte le cause della carestia. Si concentra sull’esperienza umana: la fame, la perdita, l’esilio e l’incertezza del viaggio.
La Grande Carestia, chiamata An Gorta Mór in irlandese, ebbe inizio nel 1845, quando una malattia distrusse gran parte dei raccolti di patate. Una quota considerevole della popolazione rurale dipendeva allora da questa coltura per la propria alimentazione quotidiana.
La malattia della patata innescò la crisi, ma le sue conseguenze furono aggravate dalla povertà, dall’organizzazione della proprietà terriera, dagli sfratti e dall’insufficienza delle politiche di soccorso. Alla fame si aggiunsero rapidamente epidemie, soprattutto di febbre e dissenteria.
Tra il 1845 e il 1852 morirono oltre un milione di persone e più di un altro milione lasciò l’Irlanda. Questa frattura demografica trasformò durevolmente il Paese, la sua società e i suoi rapporti con il resto del mondo.
La scelta di Custom House Quay non è soltanto estetica. Durante la carestia, questa parte delle banchine era uno dei punti di partenza per chi lasciava Dublino in nave.
Il 17 marzo 1846, giorno di San Patrizio, il Perseverance salpò da Custom House Quay con 210 passeggeri. La nave era comandata da William Scott, un capitano esperto allora settantaquattrenne. I viaggiatori raggiunsero New York il 18 maggio 1846 e, fatto notevole per una traversata di quel periodo, tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio sopravvissero al viaggio.
I personaggi del memoriale non rappresentano specificamente i passeggeri del Perseverance. Il loro avanzare verso il porto richiama tuttavia quelle partenze, così come gli innumerevoli viaggi intrapresi negli anni successivi.
Il memoriale è stato realizzato da Rowan Gillespie, scultore dublinese noto per le sue figure umane allungate ed espressive. L’opera fu commissionata da Norma Smurfit e poi donata al popolo irlandese in occasione del 150° anniversario della carestia.
Il Famine Memorial fu inaugurato il 29 maggio 1997 da Mary Robinson, allora presidente dell’Irlanda. Una targa collocata vicino alle statue ricorda la data dell’inaugurazione e riporta una testimonianza pubblicata nel 1854, che descrive un corteo avanzare faticosamente lungo il fiume in direzione della Custom House.
L’opera era stata inizialmente concepita senza una collocazione precisa. La sua installazione sulle banchine le ha tuttavia conferito una forza particolare: i personaggi sembrano avanzare in un paesaggio che fu realmente quello dell’attesa e della partenza.
Nel 2007, Rowan Gillespie realizzò un insieme complementare per Ireland Park, sulle banchine di Toronto. Mentre i sette personaggi di Dublino rappresentano la partenza, le cinque figure installate in Canada evocano l’arrivo dei migranti irlandesi.
La differenza tra i due gruppi simboleggia le persone morte durante la traversata dell’Atlantico, nelle stazioni di quarantena o poco dopo il loro arrivo. Le opere stabiliscono così un legame artistico tra le banchine di Dublino e quelle di Toronto.
Questo prolungamento conferisce al Famine Memorial una dimensione internazionale. La scultura dublinese non racconta più soltanto la scomparsa di una parte della popolazione: evoca anche la nascita di una diaspora oggi presente in molti Paesi.
Quindici minuti sono sufficienti per osservare le sculture e leggere le targhe, ma è preferibile prevedere più tempo se si desidera proseguire la visita lungo le banchine.
Il memoriale si trova in uno spazio lastricato e nel complesso pianeggiante. Normalmente è possibile avvicinarsi con una sedia a rotelle o un passeggino, anche se il passaggio dei pedoni, le piste ciclabili ed eventuali lavori urbani possono talvolta ostacolare il transito.
Le fotografie sono consentite. Il carattere commemorativo del luogo invita tuttavia a una certa discrezione: evitate di salire sulle sculture, di usarle come accessori o di disturbare chi vi si reca per rendere omaggio.
Il sito è facilmente raggiungibile a piedi dal centro di Dublino. Nelle vicinanze si trovano anche le fermate Luas George’s Dock e Busáras, nonché la stazione di Connolly.
A pochi passi dal memoriale, il Jeanie Johnston Tall Ship & Famine Museum permette di scoprire le condizioni in cui gli emigranti attraversavano l’Atlantico nel XIX secolo. La sua visita costituisce un complemento particolarmente pertinente al memoriale.
Il museo EPIC The Irish Emigration Museum, ospitato nelle volte del CHQ, affronta più ampiamente la storia dell’emigrazione e l’influenza della diaspora irlandese nel mondo.
A est delle sculture si trova anche la World Poverty Stone, un’opera di Stuart McGrath installata nel 1987. Questa pietra commemorativa è associata alla Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, organizzata ogni anno il 17 ottobre.
La passeggiata può poi proseguire verso il Samuel Beckett Bridge e gli edifici contemporanei dei Docklands di Dublino.
Le informazioni sulla commissione, la collocazione e il viaggio del Perseverance provengono dal Dublin City Council e dal sito ufficiale di Rowan Gillespie. Il numero e le caratteristiche delle figure sono documentati da Sculpture Dublin. I dati storici provengono dalle informazioni pubblicate dal governo irlandese.
Le informazioni essenziali per organizzare la tua visita con indicazioni utili, accessi e opzioni di prenotazione.
1 Custom House Quay, North Dock, Quartier des docks, Quartier des docks
53.348061, -6.250068
15 minutes